T-SQL: questioni di alias
Posted
martedì 6 marzo 2007 20.02
by
francesco
E' risaputo che l'utilizzo degli alias (sia per le colonne che per le
tabelle) renda il codice T-SQL più leggibile - anche se preferisco dire "più
scrivibile", perchè la lunghezza dei nomi di tabella rende talvolta
eccessivamente prolissa e snervante la scrittura di condizioni di JOIN.
Personalmente ne faccio largo uso, ma unicamente per le tabelle.
Raramente, infatti, li utilizzo per i nomi di colonna.
La convenzione che
uso per nominare le tabelle è questa: una lettera per ogni prima lettera delle
parole che compongono il nome di tabella/colonna - ad es. la tabella
"TesteDocumenti" diventa TD, "AnagraficaArticoliCommerciali" diventa AAC.
Ma come funzionano esattamente gli alias? Il concetto di alias nel linguaggio
SQL è spesso frainteso e le questioni di sintassi, indipendentemente dal
linguaggio, sono noiosissime tanto che taluni le considerano assolutamente
inutili da sollevare.
Come non convenirne? Di fatto, però, poichè si rischia
di impazzirci sopra parecchio tempo, è meglio tenere a mente che, in una query:
- se specifichi un alias per una tabella o vista inclusa nella clausola
FROM, allora sei costretto a usare esclusivamente l'alias definito
- discorso opposto per gli alias di colonna o espressione, che attribuisci
solo ed esclusivamente per dare alla tua query dei nomi di colonna diversi da
quelli di origine, ma che non puoi "riusare" nella query (per es. nella
condizione WHERE o ORDER BY)