Corsi di laurea in materie scientifiche e dintorni
Questo articolo non vuole rappresentare un messaggio pubblicitario per invogliare ad iscriversi alle facoltà scientifiche - anche se ce ne sarebbe davvero bisogno dato il sensibile decremento di iscritti degli ultimi anni -, bensì un personale punto di vista sull’argomento “università e facoltà scientifiche”. A proposito della flessione degli iscritti, ne è la prova il provvedimento dello scorso anno del MIUR (Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca) atto ad invogliare l'immatricolazione annullando del tutto le tasse di frequenza per corsi scientifici. Inizio con l'affermare che quest’ultima iniziativa è la riprova di come, a volte, non si è in grado di individuare la soluzione ottimale ad una necessità riscontrata. Infatti, mentre da un lato si cerca di avvantaggiare chi realmente intende riprendere/iniziare gli studi universitari, dall'altro si da vita ad alcune ingiustizie, non ultima quella di approfittare di queste agevolazioni per partecipare gratuitamente a convegni o manifestazioni professionali (un esempio su tutti è il TechTalk 2004 tenutosi a Milano, dove - non sto scherzando - molte aziende hanno fatto iscrivere i propri dipendenti programmatori alle facoltà scientifiche per parteciparvi gratuitamente). Ad ogni modo, iniziamo a descrivere un po’ il mondo accademico, e le reali motivazioni che porterebbero qualsiasi persona ad iniziare/riprendere gli studi scientifici per completare la propria personalità oltre che professionalità. Su quest'ultima sono d'accordo con quanti dicono che la professionalità di un informatico (parlo di informatica poiché ne sono dentro, ma il discorso è abbastanza generale), ha perso smalto e/o non è più alta di un programmatore che ha anni di esperienza sul campo. Sì, sono d'accordo, ma questa è una realtà italiana che andrà a morire, anzi sta già iniziando a morire, poiché sempre di più ci troviamo a confrontarci con la realtà europea che, pur non dovendo essere presa d’esempio, sicuramente è un buon campo dove poter testare la validità dell'imprenditore italiano. Non dite neanche che questo discorso è valido solo per le grandi aziende poiché gli strumenti messi a disposizione oggi - non parlo solo dell'ICT - hanno un prezzo e modalità d’impiego accessibili a tutti.
Mettendo da parte considerazioni politiche, qual’è quella cosa che accomuna le facoltà scientifiche? Vi siete mai chiesti perché una facoltà scientifica accomuna cosi tanti dipartimenti e corsi differenti: Matematica, Fisica, Scienze naturali, Biologia, Chimica, etc. Semplice metodo sperimentale! La riprova sta nel fatto che tutti i corsi di laurea hanno le stesse basi di conoscenza teorica, ed a volte diversi corsi multidisiplinari accomunano argomenti di più aree scientifiche. Perché il corso di biotecnologie ha dei fondamenti di informatica ed architettura degli elaboratori? Perché devono sapere come funziona ed è strutturato un calcolatore? Perché è importante sapere il funzionamento delle reti… beh perché in natura funziona tutto allo stesso modo. La comunicazione tra cellule non è altro che una diversa implementazione di una architettura Peer To Peer, la simbiosi non è altro che un raffinato e "rispettoso" merge, etc. Come tra l'altro i fondamenti di fisica e matematica servono agli informatici per avere conoscenze di modelli matematici e simulazioni su cui implementare algoritmi. Dalle semplici matrici, come oggetti matematici alla simulazione dei più complessi spazi vettoriali, per la risoluzione di problemi prettamente fisici. All'interno delle facoltà scientifiche c'è un muto scambio informativo: il matematico utilizza il mezzo informatico, come ad esempio il calcolatore, come partner della sua ricerca, l'informatico utilizza il mezzo matematico per testare l'utilità del suo algoritmo, etc.
Questo non vale per le facoltà di ingegneria, coglierò l'occasione più avanti in questo articolo per tracciare le differenze tra un ingegnere informatico ed un informatico. Non tralasciamo un altro grande settore di interesse che è la ricerca scientifica, dove sono coinvolto in prima persona. Certo, non ci si diventa ricchi, ma un giorno - state pur certi - si avrà la possibilità e la "ricompensa" di testare sul campo i propri studi, modelli ed implementazioni.
Ma cosa significa essere un informatico? Non è come un programmatore un po’ più specializzato? No. L'informatico è colui che studia la scienza dell'informazione, intesa come comunicazione che parte dal livello poco più che fisico (digit) fino a quello destrutturato, ossia nel senso ontologico della parola, passando per la comunicazione. Infatti, quasi tutti gli studi caratterizzanti della nostra laurea sono basati sulla comunicazione, tra computer (reti), tra processi (sistemi operativi), tra oggetti matematici (analisi), tra programmi (ingegnera del software), tra stati (semantica di linguaggi di programmazione), tra dati(basi di dati). Non vuol dire che l'informatico è un giornalista :-) ma sicuramente ha le competenze e capacità per strutturare l'informazione e manipolarla così da renderla comprensibile ai più. Per intenderci, nell'universo dell'IT noi ci occupiamo di ICT, se poi sappiamo o no implementare le nostre idee e soluzioni allora significa che abbiamo l'hobby (che può diventare benissimo lavoro) della programmazione. L'idea di fondo è che mischiare la figura del programmatore con l'informatico è sbagliata. Facciamo un esempio pratico: provate a richiedere ad un programmatore esperto di implementare un algoritmo (in generale programma) con un altro linguaggio che non conosca (non fate i furbi... non passate da C# a Java) provando a passare da una programmazione ad oggetti ad una procedurale o viceversa, insomma due astrazioni di programmazione che non hanno niente in comune. Bene, il programmatore storcerà il naso, ma se lo pagate bene si studierà il manuale e vomiterà per giorni interi procedure ricorsive, mentre l'informatico, avendo alle spalle una conoscenza tale che gli permette di conoscere la sintassi e semantica di base ai linguaggi di programmazione, non farà altro che leggersi il manuale di programmazione per quel linguaggio e scrivervi il programma. Per fare il programmatore non bisogna andare all'università, ed è giusto che chi và all'università non debba aspirare a fare il programmatore. Senza dire che molti informatici non sanno neanche accendere un PC ma sanno sviluppare dei modelli di programmazione bellissimi ed eleganti. Diciamo che un ottimo programmatore se affrontasse l'università senza conoscenze pregresse e/o personali, sarebbe avvantaggiato in 2/3 esami e non di più.
Tengo a precisare che quanto detto fino ad ora non deve essere frainteso, non è mia intenzione sminuire nessuna attività professionale, il paragone con un programmatore è dovuto solo perché oramai non si debba fare più confusione tra i ruoli. Spero che fino a qui abbia saputo esprimere in modo chiaro le mie idee, ed abbia saputo veicolare al meglio la mia conoscenza, altrimenti ho paura che pensiate che non sia un bravo informatico.
Vi è rimasto un ultimo dubbio, lo so. Che differenza c'è tra un ingegnere informatico ed un informatico? Molta, anzi un abisso. Se siete indecisi è un problema di fondo, dovreste provare quanto meno a capire bene il programma di studi e l'indirizzo caratterizzante. Non provate mai a confondere le due figure di fronte a dei rappresentanti delle rispettive categorie, se pesate meno di 70Kg potreste rimanerne sottomessi, in tutti i sensi. Quello che posso fare è elencarvi le particolarità delle rispettive figure. L'ingegnere informatico ha una base matematica leggermente più ampia, famosi sono gli esami di analisi 2 e fisica 2, queste conoscenze occorrono ad avere una più ampia autonomia nel campo dell'elettronica e delle comunicazioni. L'ingegnere si preoccupa di quella parte "fisica" della scienza della comunicazione, intesa come progettazione di calcolatori ed apparati per la trasmissione di segnali. Infatti se provate a leggere un classico piano di studi, troverete molta matematica, automatica, elettronica ma molto poca informatica intesa come scienza. L'informatico, invece, si interessa della parte "teorica" dell'informatica, ad essa sono rivolti gli studi di ingegneria del software, modelli matematici,semantica dei linguaggi di programmazione, algoritmi e strutture dati etc. L'informatico, insomma, è più uno "scienziato" (passatemi il termine, lo so che non ci credete ma è pressappoco così), si preoccupa di risolvere problemi informativi utilizzando il calcolatore quasi come lo considerasse un mezzo e non come l'ingegnere che lo considera un suo artefatto.
Spero che il messaggio di fondo di queste mie considerazioni personali sia passato. Anzi, avendo anch'io un dubbio sulle mie reali doti di informatico, inteso come manipolatore di informazioni, voglio scriverlo in soldoni, così mi passa la paura:"Non importa in quale università tu abbia intenzione di iscriverti, non ce ne sono di migliori o peggiori, devi solo avere la voglia e la passione di capire a fondo questa meravigliosa scienza, che sia essa naturale o prettamente tecnica, l'importante è che impari ad approcciarti al mondo nel modo giusto. E stai sicuro che il modo giusto è sempre quello, non è mai cambiato in tutti questi secoli". In bocca al lupo per qualunque cosa tu scelga.